Articoli

D.M. Tax Credit 2020. Emergenza Covid.

Sta per essere pubblicato il decreto del Ministero dei Beni Culturali contenente misure straordinarie per l’anno 2020 in materia di credito di imposta per le industrie di produzione cinematografica ed audiovisiva a seguito dell’emergenza covid – 19.

Dalle prime indiscrezioni raccolte, si tratta di un massiccio intervento a favore di uno dei settori della filiera culturale più colpiti dalla situazione emergenziale.

A breve RALIAN sarà in grado di pubblicare il testo coordinato.

Al momento il provvedimento è sottoposto al controllo della Corte dei Conti.
La nostra società è protagonista nella consulenza all’industria culturale e creativa, con un’attenzione continua e puntuale al cliente, soprattutto in questo periodo storico dell’economia del settore che vede profonda sofferenza. 
Se vuoi saperne di più contattaci all’indirizzo info@ralianconultancy.com
Mettiamo le ali all’imprese…ed è tempo di prepararsi per ricominciare a volare!

Bando MIBACT Tax credit cinematografico e contributi selettivi: categorie, importi, domande, soggetti

Il Ministero dei beni e delle attività culturali ha appena pubblicato il bando per la concessione di contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo e la pre-produzione, la produzione di opere cinematografiche e audiovisive per  l ‘anno 2020.

Le categorie di opere ammesse a concorrere alla concessione di tale forma di beneficio per quest’anno sono:

a. la scrittura di sceneggiature originali ovvero tratte da altra opera non audiovisiva protetta ai sensi della legge sul diritto d’autore, e dalle quali sia possibile realizzare opere cinematografiche, televisive e web;

b. lo sviluppo e pre-produzione di opere cinematografiche, televisive e web;

c. la produzione di opere cinematografiche, di animazione, di documentario e di cortometraggio.

Gli importi messi a disposizione del Ministero per tale tipo di intervento per l’anno 2020 ammontano, rispettivamente, ad € 1.000.000 per le opere di cui alla lettera a); € 2.700.000 per le opere di cui alla lettera b) ed € 24.600.000 per quelle di cui alla lettera c).

 

Le domande per la prima delle tre sessioni previste per quest’anno vanno presentate dal 15 al 31 luglio 2020 a mezzo dell’apposita piattaforma DGCOL.

 

Le richieste di contributo in regola con la documentazione richiesta saranno valutate dagli esperti incaricati di valutare i singoli progetti sulla base dei criteri e dei parametri previsti nelle tabelle allegate al bando. Gli esperti provvederanno altresì ad attribuire i relativi punteggi, a stilare le graduatorie per ciascuna linea d’intervento e ad indicare la misura del contributo assegnato.

 

I soggetti che possono presentare richiesta di contributo sono:

  • per la scrittura di sceneggiature originali, con contenuto narrativo di finzione ovvero documentaristico, i cittadini maggiorenni italiani ovvero di altro Paese dello Spazio Economico Europeo e fiscalmente residenti in Italia, che non siano titolari, soci, amministratori ovvero legali rappresentanti di imprese di produzione audiovisiva ovvero distribuzione audiovisiva ovvero di imprese fornitrici di servizi media audiovisivi;
  • per lo sviluppo e la pre-produzione di opere cinematografiche, televisive e web, con contenuto narrativo di finzione ovvero documentaristico, le imprese cinematografiche e audiovisive italiane, anche in forma associata, ovvero operanti nell’ambito di un rapporto di coproduzione internazionale, di compartecipazione internazionale o di produzione internazionale, nonché le reti di imprese cinematografiche e audiovisive, purchè aventi sede legale nello Spazio Economico Europeo e soggetti a tassazione in Italia per effetto della loro residenza fiscale, ovvero per la presenza di una stabile organizzazione in Italia, cui sia riconducibile l’opera audiovisiva cui è correlato il beneficio e qualificabili come produttori indipendenti;
  • per la produzione di opere cinematografiche e di opere audiovisive di animazione, di documentario e di cortometraggio, le imprese cinematografiche e audiovisive italiane, anche in forma associata, ovvero le imprese cinematografiche e audiovisive italiane nell’ambito di un rapporto di coproduzione internazionale, di compartecipazione internazionale o di produzione internazionale, nonché le reti di imprese cinematografiche e audiovisiveaventi sede legale nello Spazio Economico Europeo e soggette a tassazione in Italia per effetto della loro residenza fiscale, ovvero per la presenza di una stabile organizzazione in Italia, cui sia riconducibile l’opera audiovisiva cui è correlato il beneficio, che siano in possesso dei diritti di elaborazione a carattere creativo sulla sceneggiatura, il soggetto, il trattamento ovvero altro materiale artistico finalizzato alla realizzazione dell’opera cinematografica ovvero audiovisiva.

 

La RALIAN, in forza del proprio exprertise in materia di tax credit e di contributi a sostegno dei soggetti operanti nel settore cultura, offre la propria consulenza a coloro che ritengano di avere i requisiti per l’ottenimento di questo importante beneficio. In questa ottica, la nostra società può offrire un’assistenza completa e continuata, che inizia con la verifica – a titolo gratuito – dell’esistenza dei requisiti della presentazione dellesingole domande e che si articola poi, nel caso di esistenza dei requisiti per la presentazione della domanda, nell’iscrizione e gestione dell’anagrafica del portale della DGCA, sino alla presentazione,in caso di ammissione al contributo, delle istanze di acconto e saldo. Ogni fase verrà preceduta da un conferimento di incarico, con presentazione di preventivi dei costi da sostenere chiari e tailorizzati in base alle esigenze del singolo cliente e, soprattutto, ancorati nel loro ammontare al positivo risultato di ogni singola fase di intervento.   

 

Per ogni richiesta in merito, contattateci al 348 19 40 700 o al 338 65 40 088 oppure inviateci un e-mail a:

info@ralianconsultancy.com

ralianconsultancy-taxcredit-audiovisivo

Il tax credit per il settore audiovisivo

Il settore cinematografico, l’audiovisivo ed il settore televisivo, sono settori di strategica importanza per l’economia nazionale. Infatti, pur avendo una connotazione immateriale rispetto a settori industriali più propriamente fisici, essi costituiscono una risorsa di notevole importanza per l’economia del nostro Paese sia in termini economici sia per le ricadute occupazionali dirette o indirette ad essi connesse.
Il settore opera in un contesto caratterizzato da una continua trasformazione, stimolata dalla presenza di competitors extraeuropei che stanno penetrando il mercato con una dirompente diffusione digitale che sta portando, giocoforza, ad una radicale modifica dell’offerta, tanto in termini quantitativi che, soprattutto, qualitativi.
A partire dalla prima crisi recessiva mondiale (2008 – 2009), che ha costretto le famiglie a modificare il proprio paniere di spesa, sacrificando le spese voluttuarie, tra cui quelle legate al consumo di opere cinematografiche, la contrazione del settore ha consigliato il legislatore ad introdurre incentivi fiscali che si sono rivelati decisivi per il rilancio di un settore che versava in evidente contrazione, ma che, anche grazie all’apporto di forze fresche in termini autoriali e manageriali, sta conoscendo una vera e propria rinascita, con conseguenti effetti benefici anche per l’economia delle zone in cui le opere sono girate. .
Venendo ad un breve esame delle misure agevolative previste per lo specifico settore produttivo, va ricordato che l’art. 8, comma 2, del decreto-legge n. 91 recante “Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo”, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n.112, ha esteso ai produttori indipendenti di opere audiovisive gli incentivi fiscali sotto forma di credito di imposta già previsti per il settore cinematografico dall’art. 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337 della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
Per accedere ai benefici, i produttori di opere audiovisive ricompresi nella definizione dell’art. 2, comma 1, lettera g) del D.M. 5.02.2015, devono essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge e dai relativi decreti attuativi, quali, ad esempio, avere la sede legale nello Spazio Economico Europeo; essere soggetti a tassazione in Italia per effetto della loro residenza fiscale; avere particolari requisiti patrimoniali; aver sostenuto almeno il 50% del costo eleggibile di produzione sul territorio italiano.
A seguito delle modifiche al D.M. 5 febbraio 2015 intervenute a seguito dell’emanazione della “novella” di cui al D.M. 19 aprile 2017, il legislatore ha previsto che le imprese aventi diritto possano essere ammesse a godere del credito di imposta in misura variabile dal 15% al 25% del costo eleggibile dell’opera audiovisiva, fino all´ammontare massimo annuo di 6 milioni di euro per ciascun periodo d´imposta.
L’art. 25, comma 3 del D.M. 15 marzo 2018 (recante “Disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica ed audiovisiva, di cui all’art. 15 della legge 14 novembre 2016, n. 220”) ha da ultimo previsto un nuovo regime, che prevede per i produttori originari indipendenti un aumento del credito di imposta per le spese sostenute per la produzione di opere televisive o web, fino all’ammontare massimo annuo di 10 milioni di euro per impresa.
Avv. Roberto Valentino
founder of RALIAN Research & Consultancy srl

Può la cultura rappresentare un volano di sviluppo per il territorio?

Può la cultura rappresentare un volano di sviluppo per il territorio? A questa domanda ha risposto, Valentina Di Milla, Aministratore Delegato di RALIAN REsearch & Consultancy srl, nel seminario informativo promosso dall’Istituto Tecnico Economico “Fermi” di Gaeta (Italy), rivolta agli studenti del triennio dell’indirizzo Marketing e dell’indirizzo Turismo.
Nel mio speech focalizzato sul tema dell’impresa culturale e creativa, un nuovo modo di fare economia a livello globale, che prevede l’umanizzazione dei processi produttivi, la creatività come cuore pulsante dell’azienda, la promozione culturale al centro dell’interesse imprenditoriale.
Riconosciute dall’Unione Europea come fattore essenziale per la crescita economica e sociale dell’intero territorio europeo, partecipando al Prodotto Interno Lordo UE per circa il 3%,
le imprese culturali sono la nuova sfida in un contesto economico innovativo.
L’impresa culturale può contribuire all’umanizzazione dell’economia:essa rappresenta una rete di valori umani posta al centro di un progetto economico di diffusione di bellezza territoriale, culturale, artistica, tecnologica, creativa e, dunque, professionale.
Ne consegue che l’industria creativa e culturale è un naturale valore aggiunto per qualsiasi altra impresa del comparto industriale.
L’intervista è disponibile dal minuto 2.32 su https://www.youtube.com/watch?v=jrztDvlEHQE.

L’impresa culturale e creativa

L’impresa culturale e creativa

Qualche decennio fa investire in un’impresa culturale e creativa era senz’altro la decisione più visionaria che si potesse adottare. Essa era al centro di un ardente dibattito che vedeva come attori principali il mondo politico da una parte e il mondo scientifico dall’altra. La percezione del cosa fosse il comparto dell’industria culturale era assolutamente negativa: un’industria che non ha input reali né altrettanti output tangibili, certamente è un’industria che non produce. In realtà, il frutto dell’intelletto umano, della sua fantasia e del suo particolare estro è una produzione in senso economico a tutti gli effetti. Sarà proprio il mondo politico oltre Manica, attraverso le parole di Tony Blair, allora Primo Ministro inglese, a riconoscere il valore economico dell’industria creativa, attribuendo a quest’ultima la capacità di creare ricchezza e lavoro attraverso l’utilizzo della proprietà intellettuale. Accanto a tale riconoscimento ne nacque un altro, diretta conseguenza del primo: la straordinaria portata creativa ed innovativa insita nelle imprese del comparto culturale di stimolare una spirale virtuosa di crescita in campo economico e sociale. In Italia, alla fine del 2007, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo discorso di fine anno affermò che “un punto di forza del nostro paese è la cultura della creatività, che deve far considerare grande il potenziale delle nostre imprese e del nostro lavoro”. E’ oltremodo innegabile che la creatività favorisca lo slancio dell’economia e ponga le aziende in una posizione di vantaggio competitivo. Ecco quindi l’esaltazione della portata economica e sociale di un nuovo modo di fare economia che, dopo un decennio circa da queste affermazioni, si manifesta in tutta la sua verità: il valore umano, le persone, la loro formazione e lo sviluppo delle loro conoscenze, costituiscono il reale valore aggiunto di un’impresa.
Possiamo oggi facilmente affermare che l’impresa culturale è in grado di determinare un’inversione di tendenza nel concetto di economia, una sorta di cultural mood, di apprendimento a 360°, di sostenibilità ambientale e sociale, nonché di rivoluzione umana che aggiunge valore e lo distribuisce sul territorio, attraverso le generazioni che crescono in un ambiente con stimoli estremamente elevati ed inclusivi. Si può definire un’ipotesi di umanesimo economico che, pur sembrando una contraddizione in termini, rende perfettamente l’idea del fenomeno: una rete di valori umani posta al centro di un progetto economico di diffusione di bellezza territoriale, culturale, artistica, tecnologica, creativa e, dunque, professionale. Ne consegue che l’industria creativa e culturale è un naturale valore aggiunto per qualsiasi altra impresa del comparto industriale.
In estrema sintesi l’essenza dell’industria creativa e culturale consiste nel trasformare le idee in progetti e, attraverso questi ultimi, modificare le coscienze e le persone, stimolando contemporaneamente la crescita economica e sociale. Si tratta di un output che si raccoglie nel lungo periodo, dopo anni di investimento umano e professionale, che è inequivocabilmente il risultato di una “visione” divenuta realtà, il risultato di un investimento incredibile, una scommessa per molti persa in partenza ma che oggi vince, e che in futuro si affermerà ancor di più perché la bellezza, la cultura, l’uomo e la sua rinascita, il suo essere parte di un ambiente e le sue radici non sono mai fuori moda, non sono mai una tendenza ma una continua scoperta e, si sa, le belle scoperte hanno cambiato l’umanità. Attraverso l’esperienza economica e sociale dell’impresa culturale e creativa abbiamo potuto sperimentare che esiste un solo modo di mettere le ali alle imprese: credere nelle persone e dare valore al loro impegno, dare voce alle loro idee e non aver timore di portare avanti progetti visionari. Le persone sono il vero valore aggiunto di ogni impresa.
La nostra conclusione si fonda sull’osservazione delle dinamiche interne e gestionali di una impresa di ambito culturale/creativo. Infatti, in tale ambito industriale non bastano le sole skills personali e le conoscenze tecniche. La conditio sine qua non che sta alla base del successo e della capacità innovativa di un’impresa culturale è irrinunciabilmente l’ambiente in cui opera, in modo tale che sia incoraggiata la sua visione creativa e, contemporaneamente, un’economia che voglia seriamente investire su di essa. E’ un processo complesso che basa la sua stessa sopravvivenza su una condizione necessaria e sufficiente, identificabile con la coesistenza e la perfetta collaborazione di assets irrinunciabili ed insostituibili in quanto unici, quali le idee, le capacità, la preparazione, la perizia ed il talento, con innovazione tecnologica e cultura. Quest’ultima, è il fattore produttivo in grado di innescare l’intero iter di produzione culturale e creativo attraverso il quale giungere allo sviluppo di nuovi prodotti.
Inoltre l’analisi di un’impresa culturale deve essere esaminata da ciascun tipo di attività potenzialmente erogabile. Se la osserviamo secondo un’ottica di produzione artistica, il potenziale creativo si esprime in tutta la sua imponenza attraverso l’ideazione e la realizzazione di un quid mai realizzato prima, un prodotto unico e autentico, frutto di immaginazione, di stile e di ispirazione. Le ripercussioni economiche ne sono l’immediata conseguenza e si chiudono come in un cerchio perfetto in cui non è più possibile comprendere il suo inizio e la sua fine, proprio perché quell’innovazione instaura un ciclo ininterrotto e dinamico che trova la sua giustificazione economica nell’allocazione più che perfetta di intangible assets unici, tra i quali si possono annoverare l’estro artistico, le innovazioni tecnologiche e i nuovi scenari economici, con la combinazione di fattori umani, sociali, istituzionali e culturali. Ne consegue che la creatività non è “soltanto” l’ispirazione che sottende all’innovazione, ma è uno dei principali ed irrinunciabili fattori che contribuiscono al suo sviluppo. Infatti le idee creative sono indispensabili sia nella fase iniziale sia durante tutto il suo processo di produzione. Da esse nascerà la consistenza economica del progetto, a partire dalla sua creazione, fino alla distribuzione del nuovo output (prodotto, servizio e/o processo) che massimizzi l’utilità del consumatore finale apportandogli il maggior beneficio attraverso il suo acquisto. Tale processo virtuoso produrrà effetti nel lungo periodo.
L’Unione Europea conferisce grande importanza al comparto culturale e attraverso l’articolo 167 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) ne sancisce la sua disciplina, stabilendone i principi e il quadro attuale attraverso contenuti sostanziali e procedure decisionali.
Non è un caso, infatti, che nello stesso preambolo del Trattato sull’Unione Europea (TUE) si rimarchi la precisa volontà di ispirarsi «alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa» attraverso l’impegno concreto a rispettare «la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e la vigilanza sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo» (articolo 3 del TUE). Questi principi ispiratori permettono l’introduzione di un’importante novità nell’ambito delle procedure decisionali in seno al Consiglio. In particolare, le decisioni relative agli ambiti culturali (principalmente per quanto riguarda il formato e l’ambito dei programmi di finanziamento) non sono più gravate dal vincolo della procedura di approvazione all’unanimità, come in passato, ma si considerano adottate attraverso l’espressione del voto a maggioranza qualificata. La ratio è da riscontrarsi nel tentativo di favorire uno sviluppo completo delle culture degli Stati membri, pur nel rispetto delle singole diversità nazionali e regionali, al fine di esaltarne il patrimonio culturale comune.
La tutela della cultura trova accoglimento anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. In particolare, l’articolo 13, recita «le arti e la ricerca scientifica sono libere» e l’articolo 22 stabilisce che «l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica».
Pertanto non è azzardato concludere che, per l’Unione Europea il settore culturale è uno degli strumenti privilegiati in grado di attuare i più alti obiettivi di prosperità, solidarietà, sicurezza ed internazionalizzazione. Proprio quest’ultima, in particolare, non può realizzarsi al di fuori di un processo di riconoscimento e di contemporanea tutela della diversità culturale e del dialogo interculturale. La cultura, nell’ottica del legislatore comunitario è da intendersi come un vero e proprio acceleratore di creatività e di relazioni internazionali.
Il programma quadro “Europa creativa” dedica 1,46 miliardi di euro al settore culturale e creativo per il periodo 2014-2020. E’ strutturato nel Sottoprogramma Cultura e nel Sottoprogramma MEDIA e in una sezione “transettoriale” che agisce attraverso un fondo di garanzia istituito con la duplice finalità di agevolare da un lato l’accesso al credito per le micro, piccole e medie imprese del settore e dall’altro di consentire una più precisa ed equa valutazione dei rischi in sede di intermediazione finanziaria. Si tratta, più dettagliatamente, di provvedere a creare un ecosistema imprenditoriale e finanziario inclusivo e lungimirante, che valorizzi tutte le enormi potenzialità del settore e, al contempo, rassicuri gli investitori pubblici e/o privati sull’affidabilità e sulla capacità economica del comparto culturale e creativo.
E’ bene sottolineare che proprio in questo mese di dicembre sarà definito l’ammontare del budget a disposizione del settore cultura. Da un lato, indiscrezioni parlano di un ampliamento del plafond messo a disposizione del settore culturale e creativo portandolo ad un incremento pari a circa il doppio di quello previsto nel periodo precedente. Tuttavia, esistono altrettante preoccupazioni circa profondi tagli al settore, come paventato da Sabine Verheyen, presidente della Commissione CULT dell’UE.

Le argomentazioni addotte sinora resterebbero sterili parole se non fossero supportate, come sono, da numeri e statistiche. In particolare, secondo la più recente pubblicazione periodica di Eurostat il settore culturale e creativo quale propulsore di crescita economica:

  • contribuisce per oltre il 2% al Prodotto Interno Lordo europeo;
  • è un’importante fonte occupazionale con più di 8,7 milioni di posti di lavoro al suo attivo, per un valore pari al 3,8% dell’occupazione totale. La conferma di quanto affermato viene proprio dalle imprese definite altamente innovative, le quali posseggono un potenziale economico importante e la possibilità, attraverso canali di finanziamento alternativo ed altamente innovativo (crowfunding, smart finance, business angels), di penetrare il mercato in modo dirompente generando altra occupazione, oltre che stimolare il commercio con l’estero.
  • è un settore dinamico e stimolante in grado di attirare talenti unici e menti “transilienti”. Un melting pop di diversità ed unicità che stimola, affascina, attrae, innova, crea, realizza, riproduce, abbellisce, incanta, monetizza, insegna, eleva. Una variegata costellazione di professionalità che spazia dalle arti “creative, artistiche e d’intrattenimento”, alle “biblioteche, archivi, musei e altre attività culturali”, nonché dal settore della produzione e programmazione delle attività audiovisive, radiofoniche, cinematografiche, discografiche, al settore delle attività di design specializzate.

Benvenuti in una nuova era, quella in cui fare impresa è questione di cultura.

© Copyright 2019 – All rights reserved